
Apri le porte alla conoscenza
Il piano didattico comprende insegnamenti per un totale di 54 crediti formativi (CFU), corrispondenti a 324 ore di lezione, cui si aggiungono stage/tirocinio (3 CFU) e prova finale (3 CFU).
Le attività didattiche sono organizzate in moduli tematici. I moduli 1–30, per un totale di 32 CFU, sono accessibili anche agli uditori; i restanti 22 CFU sono riservati agli iscritti al Master.
Il percorso è inoltre arricchito da conferenze tematiche e seminari affidati a studiosi e ospiti di prestigio.
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Fondamenti
Questa sezione del corso fornirà un’introduzione generale al concetto storiografico di “esoterismo”, inteso come insieme di saperi, pratiche e tradizioni religiose che, nella storia culturale dell’Occidente moderno, sono stati marginalizzati o percepiti come alternativi rispetto ai modelli religiosi dominanti. In tre blocchi didattici di tre ore ciascuno si approfondiranno:
1. La storia degli studi su questi materiali, con particolare attenzione alla definizione dell’esoterismo come campo accademico a partire dagli anni Novanta;
2. I principali approcci teorici e metodologici, inclusi quelli più recenti, che interrogano criticamente la costruzione della categoria e il suo rapporto con le trasformazioni religiose e culturali della modernità, anche in prospettiva globale;
3. La storiografia attinente a questo campo di studi nel contesto più specifico italiano, mettendo in risalto l’emergere di un interesse per questi argomenti in ambiti diversi, dalla storia della filosofia e delle religioni alla sociologia e alla semiologia.
A partire dalle prime registrazioni dell’Ottocento, il modulo si pone l’obiettivo di presentare i principali inquadramenti teorici che hanno caratterizzato la riflessione antropologica e storico-religiosa sul significato e sull’efficacia di pratiche e credenze magiche e curative. Dopo aver illustrato la divisione tra conoscenze pre-mediche e credenze illusorie della demoiatria e l’interpretazione della magia proposta dall’antropologia evoluzionista, si introdurranno le posizioni di Ernesto de Martino su tarantismo e mondo magico quali dispositivi medici, per poi sviluppare, nell’ambito della moderna antropologia medica, il discorso sull’efficacia simbolica. In particolare, partendo dal caso dei Cuna di Panama studiato da Claude Lévi-Strauss, si tratteranno le posizioni di Tullio Tentori, Daniel Moerman, Raymond Prince, Gilles Bibeau, Carlo Severi e Thomas Csordas.
Radici
Il corso affronterà il tema della magia, inclusa la magia nera, e delle pratiche di esorcismo nell’antico Egitto, analizzando sia le fonti testuali (papiri magici e medici, formule di protezione, etc.) che quelle materiali (figurine di esecrazione, amuleti protettivi etc.). Il corso avrà lo scopo di far comprendere in quale contesto sociale venissero usate tali pratiche magiche e come queste fossero integrate nei costumi dell’antico Egitto, partendo dallo studio di casi specifici provenienti dalla documentazione archeologica a nostra disposizione.
Il corso si focalizzerà sul motivo del serpente come entità maligna nelle civiltà del vicino Oriente antico. In particolare, verranno illustrati i riflessi di questo motivo nel mito (il serpente sconfitto dal dio ordinatore del cosmo) e il serpente come portatore della malattia. Saranno dunque analizzati alcuni testi significativi che metteranno in luce le strategie difensive messe in atto nel mondo orientale contro questa entità maligna. Inoltre, saranno messe in evidenza le possibili influenze di questa tematica su certe manifestazioni della civiltà occidentale.
Il corso si concentrerà sulla costruzione del concetto di sé individuale (ātman) nelle attestazioni più antiche della letteratura Vedica per arrivare fino alle Upaniṣad. In particolare con queste ultime ci si apre ai futuri sviluppi del concetto sia nell’ambito dell’Induismo classico sia nell’ambito del Buddhismo. Il punto di vista specifico da cui si partirà per affrontare il tema è la riflessione sul ruolo delle tecniche rituali e ascetiche nella costruzione e dissoluzione dell’Io. Si lavorerà sui testi in traduzione (solitamente in italiano, forniti dalla docente).
Il corso, da remoto, si articolerà su nove ore complessive, ripartite in tre blocchi di tre ore ciascuno (con pausa intermedia).
Prima unità: Lineamenti introduttivi di cosmologia e teologia del Mazdeismo nel suo sviluppo storico. Dalla letteratura avestica a quella pahlavi. Monoteismo e politeismo nel mondo iranico; ordine e disordine cosmico; il tema del dualismo; dimensione mentale e dimensione vitale (mēnōg e gētīg).
Seconda unità: Il tempo come categoria strategica nell’azione di Ahura Mazdā. L’impianto millenaristico dello Zoroastrismo alla luce della speculazione sul tempo tra eternità e finitudine. La doppia articolazione mentale e corporea della potenza divina; la prima sconfitta di Ahreman ed il suo risveglio. L’aggressione ahremanica della Buona Creazione.
Terza unità: la dimensione mentale del male e della sua azione. L’esistenza del male come illusoria. Lo statuto ontologico di Ahreman e dei demoni come di fatto inesistenti. La positività della dimensione della pulsione sessuale. Il problema del doppio e dell’incesto metafisico e storico. Escatologia individuale e collettiva. L’apocatastasi.
Nella percezione comune, il Daoismo (detto anche Taoismo) è stato sempre considerato una sorta di “fratello minore” rispetto alle altre grandi tradizioni sacre dell’Asia orientale. Numerose sono le cause di tale fenomeno, tra le quali vanno citate le difficoltà insite nello studio delle fonti daoiste, presenti in una parte non trascurabile nel Canone Daoista del XV secolo (Daozang), disponibile nelle biblioteche specialistiche soltanto da un secolo.
Il XX secolo ha visto così l’emergere di distorsioni dure a morire: una delle più durature consiste nell’aver distinto un Daoismo “filosofico”, riflesso nei testi classici come il Laozi Daodejing e lo Zhuangzi, da un Daoismo “religioso”, tipico delle correnti storiche emerse dal II secolo. L’approfondimento della ricerca ci ha consentito di individuare, in fonti “classiche” (IV sec. a.C.) come il Laozi Daodejing, lo Zhuangzi e alcuni capitoli del Neiye, elementi che con difficoltà potremmo considerare come confacenti alla visione post-classica di “filosofia”, e che rimandano a tecniche meditative di raffinamento interiore il cui obiettivo è l’unione o il ricongiungimento con il Dao.
Le stesse perplessità relative all’etichetta di “filosofia” le ritroviamo se si cerca di utilizzare l’etichetta di “religione” per il fenomeno del Daoismo in toto. A differenza delle religioni del Libro (Ebraismo, Cristianesimo, Islam), nel Daoismo il valore delle scritture per il riconoscimento di un’ortodossia teorica e di un’ortoprassia non ha storicamente comportato il processo della loro diffusione indiscriminata. La maggiore o minore capacità di leggere e comprendere un testo sacro non rendeva un individuo “daoista”, così come non etichettava come “daoisti” i membri del corpo sociale che godevano dei rituali eseguiti dai maestri daoisti. Il contenuto rituale non vede la partecipazione in senso attivo della comunità: non ci sono “sacramenti” daoisti a cui la comunità accede per confermare la propria appartenenza a una “Chiesa” collettiva o universale daoista. In questo quadro, appare più che problematica la lettura del Daoismo come forma di “misticismo”.
Ciò che rischia di sfuggire è il carattere eminentemente esoterico assunto storicamente dal Daoismo, dalle figure dei primi maestri dalla storicità dubbia, poi divinizzati (come Laozi), ai daoshi moderni, garanti della catena della tradizione, che si vuole ininterrotta, unici possessori dei registri sacri delle forze numinose del Dao e dell’ortoprassia rituale, che si tramanda in forma anche orale.
Durante il corso, saranno presentate le origini storiche e lo sviluppo del Daoismo, partendo dai primordi legati alla tradizione degli Immortali e alle pratiche di autocoltivazione e delineando infine le principali correnti storiche daoiste: Maestri Celesti, Shangqing, Lingbao, Quanzhen, Longmen. L’analisi storica e un sia pur sintetico approccio ai testi cercheranno di far cogliere quell’intreccio vitale della tradizione daoista che, attraverso la trasmissione iniziatica da maestro a discepolo, ha saputo far convivere gli aspetti individuali dell’autocoltivazione (visualizzazione, alchimia interiore, ecc.) con l’elaborazione di un complesso rituale.
Tradizionalmente inteso come l’insegnamento trasmesso con la “terza messa in moto della ruota del Dharma”, il buddhismo esoterico è considerato l’ultima evoluzione del Mahāyāna, trovando le proprie basi dottrinali nella scolastica Yogācāra e Madhyamaka, benché studi recenti stiano evidenziando anche la presenza di aspetti esoterici nel Theravāda. Forme di buddhismo esoterico si sviluppano nel subcontinente indiano tra il IV e il XII secolo, parallelamente al tantra hindu. Nel complesso, queste possono essere definite come manifestazioni di una tradizione buddhista iniziatica, caratterizzata dall’importanza attribuita al ruolo del maestro spirituale – senza il cui intervento nessun progresso spirituale è ritenuto possibile – da un ritualismo fortemente sviluppato e dall’impiego di peculiari pratiche meditative e liturgiche, che prevedono l’uso di ausili alla meditazione quali mantra, mudra e maṇḍala. Durante il corso verranno presentate le origini e le caratteristiche del buddhismo esoterico, per poi focalizzare l’attenzione sulla trasmissione di rituali e pratiche esoteriche in Cina (Mijiao), sugli sviluppi del buddhismo esoterico giapponese (Mikkyō), sulla storia e le specificità del Vajrayāna tibetano, concludendo con alcune riflessioni sulle nuove forme di buddhismo esoterico sviluppatesi in Asia orientale in epoca moderna.
L’antica Grecia non conosceva solo gli dèi dell’Olimpo e le feste ufficiali ad Atene e nelle altre poleis esisteva infatti un universo ricco di culti segreti, pratiche magiche e rituali meno conosciuti, spesso riservati a gruppi specifici. Nel modulo si esploreranno proprio quelle forme di azioni sacre meno conosciute, ma altrettanto vitali, che animavano la vita quotidiana di molte comunità di parlanti greco in età arcaica e classica.
Dai riti enigmatici dei Selli di Dodona, ai Misteri di Eleusi, alle pratiche di necromanzia e contatto con i morti a capo Tenaro, fino ai culti marginali di Atene praticati da gruppi particolari (riti notturni, forme di ribellione alla cosiddetta religione ufficiale, forme di convivenza con i morti), il modulo prende in considerazione un mondo di azioni rituali che difficilmente si immaginano quando si pensa alla cosiddetta ‘religione greca’. Il modulo assocerà una rigorosa analisi filologica e antropologica dei documenti con un’attenzione particolare alla musica e alle tradizioni popolari, anche alla luce della riflessione etnologica ed etnomusicologica contemporanea.
Il modulo sarà strutturato nel seguente modo:
Lezione 1: Introduzione di carattere metodologico: l’antropologia, l’antropologia storica del mondo antico, nozioni di base e strumenti. Il calendario di Atene: struttura e articolazione, la nozione di festa
Lezione 2: I misteri di Eleusi: descrizione delle varie fasi e analisi delle testimonianze; Convivere con i morti: le Antesterie di Atene: testimonianze e analisi delle fonti
Lezione 3: Forme rituali minori: i Selli di Dodona, La necromanzia, La vendetta dei morti, dissacrare la religione ufficiale (i Triballi, gli Autolekythoi, mutilare le Erme), Rituali femminili minori (Aiora, Pythais), i giuramenti sulle vittime sgozzate.
Un caso di studio: danze estatiche e pizzica salentina
Che cosa si intende per culto misterico nel mondo greco-romano? In cosa si differenziava l’esperienza religiosa degli iniziati rispetto a quella dei culti cittadini tradizionali? In che modo avveniva la partecipazione a questi rituali e quali erano le attese soteriologiche? Queste e altre domande verranno affrontate nel corso in oggetto. Attraverso fonti diverse (letterarie, epigrafiche e soprattutto archeologiche) e nuovi approcci di ricerca, il corso illustrerà alcuni aspetti dei culti misterici nel mondo greco-romano. In particolare, ci soffermeremo sui misteri romani di Mithra, che hanno lasciato testimonianze archeologiche importanti a Roma e in Italia, e che hanno contribuito sensibilmente a ridefinire il panorama religioso del Mediterraneo.
Il modulo tratterà le forme di esoterismo sviluppatesi in età tardoantica, un periodo segnato da profonde trasformazioni culturali, crisi politiche e ansie escatologiche. Saranno analizzate le correnti esoteriche che, attraverso dottrine iniziatiche, rituali mistici e pratiche di salvezza individuale, rispondevano al bisogno di conoscenza segreta e protezione spirituale. Particolare attenzione sarà dedicata al neoplatonismo, alla teurgia, ai testi gnostici e alle tradizioni ermetiche, mettendo in luce i loro rapporti con le religioni ufficiali e le filosofie del tempo. Inoltre, verrà esaminato il ruolo delle pratiche divinatorie e magiche nel fornire risposte all’incertezza esistenziale, mostrando come l’esoterismo tardoantico rappresentasse una via alternativa di comprensione del cosmo e di elevazione dell’anima.
L’incorporazione del divino costituisce una delle poste in gioco più importanti nei processi di aggregazione e ricomposizione delle nuove identità religiose della Tarda Antichità. La riflessione teologica e filosofica, le prassi liturgiche e terapeutiche, le rappresentazioni letterarie e le tradizioni folkloriche relative ai modi e alle tecniche attraverso cui le potenze divine e demoniche si rendono presenti e operanti nei corpi dei viventi (umani e animali), nei simulacri divini e nei luoghi sacri sono al cuore del processo che, nell’arco di alcuni secoli, investe trasversalmente società e culture del bacino Mediterraneo (e non solo) contribuendo a fissare in maniera decisiva alcuni tra i pilastri della nuova antropologia cristiana. Il percorso di analisi delle fonti (testi e immagini) che qui verrà proposto intende mostrare la rilevanza del paradigma omeopatico nella soteriologia cristiana, solitamente rubricata sotto le insegne del dualismo allopatico ovvero del dispositivo esorcistico come unica via al trattamento del male e della sofferenza. Nel duofisismo cristologico non è necessariamente iscritto l’esito dualistico dei rituali esorcistici e terapeutici della medicina organicista moderna, e la possessione identificatoria era e resta una possibilità interna all’economia dell’incarnazione, nonostante fin dal II secolo sia andata soggetta a un rapido e radicale processo di censura e di rimozione che l’ha confinata entro la riserva del diabolico.
Il corso passerà in rassegna gli aspetti esoterici pre-biblici e
biblici percorrendo inoltre la letteratura dei rotoli del Mar Morto,
del genere apocalittico e degli hekhalot sino agli esordi della
tradizione kabbalistica.
Orizzonti
Il corso sarà diviso in tre moduli da due ore ciascuno, dedicati al rapporto tra religione germanica vs mitografia nordica; al reimpiego umanistico del passato in linea con la costruzione di un mito sociale, nazionale e religioso in Scandinavia; al recupero della tradizione mitologica nordica come specchio di una società largamente ignota all’Europa illuminista e preromantica.
Lezione 1:
Paesaggi interiori: la cittadella dell’anima nella mistica islamica delle origini (IX-X secolo).
Uno sguardo retrospettivo al periodo delle origini: interiorità e comunità prima del sufismo (Corano, hadith e tradizioni ascetiche).
Lezione 2:
Spiritualità e politica nel sufismo medievale: la teoria della santità e la formazione delle “vie” (turuq) sufi.
L’“essere singolare” di Ibn ‘Arabi e il cittadino moderno: la rilettura della tradizione nel Sudan del Novecento (Mahmud Muhammad Taha).
Il corso – della durata complessiva di sei ore – sarà articolato in tre incontri da due ore ciascuno, e si propone di offrire una riflessione critica, storica e comparativa sul fenomeno dello sciamanesimo, dalle sue origini alle sue più recenti trasformazioni.
Nel primo incontro sarà proposta una panoramica delle principali teorie sull’origine e la natura dello sciamanesimo. Ci interrogheremo su una questione ancora oggi controversa: lo sciamanesimo è una “tecnica dell’estasi” universale, attestata fin dalla preistoria e presente in tutte le culture del pianeta, come sostenevano autori come Mircea Eliade? Oppure si tratta di un fenomeno storicamente determinato, nato in un contesto geografico e culturale ben preciso – quello dell’Asia centrale e nord-orientale – e da lì irradiatosi con variazioni più o meno profonde? A partire da queste domande, analizzeremo i contributi degli antropologi, degli storici delle religioni e degli etnologi che più hanno influenzato il dibattito contemporaneo.
Il secondo incontro sarà dedicato al rapporto tra sciamanesimo e mondo antico e medievale. Attraverso l’analisi delle fonti letterarie greche, latine e medievali, osserveremo come gli autori occidentali abbiano rappresentato il confronto tra il mondo europeo e le popolazioni nomadi dell’Eurasia – Sciti, Alani, Unni, Turchi e Mongoli – portatrici di tecniche rituali e visioni del mondo di chiara impronta sciamanica. Ci soffermeremo in particolare sulla trasmissione, l’incomprensione e la rielaborazione di questi modelli religiosi in contesti culturali molto diversi. Nel terzo incontro analizzeremo le molteplici declinazioni dello sciamanesimo nell’età moderna e contemporanea. Che cosa si intende oggi con “neo-sciamanesimo”? Quali sono le radici storiche di questo fenomeno, e in che misura esso riprende – o reinventa – le forme tradizionali di sciamanesimo? Esploreremo le motivazioni che spingono sempre più persone, anche in Occidente, a riscoprire pratiche sciamaniche in chiave terapeutica, spirituale o performativa, interrogandoci sul senso di questa “rinascita” e sulle sue implicazioni culturali e religiose.
Il corso intende presentare i culti afro-brasiliani, soffermandosi soprattutto sul Candomblé di Bahia. In un primo momento verranno analizzati i momenti salienti della formazione delle case di Candomblé, le caratteristiche mitico-rituali e i principali elementi del culto (la divinazione, l’iniziazione, la trance). In un secondo momento verrà considerato il risvolto terapeutico del percorso iniziatico.
Musica, religione e marginalità nel Maghreb: introduzione storica e antropologica ai culti dei santi e alle confraternite religiose, con particolare attenzione al ruolo della musica nei rituali di possessione e nei percorsi di cura spirituale.
Identità di genere e pratiche terapeutiche: analisi delle pratiche musicali e rituali legate a figure femminili e soggettività marginalizzate, dove trance, performance e corpo diventano strumenti di riconoscimento e reintegrazione sociale.
Prospettive interculturali e riflessioni applicative: utilizzo di fonti scritte, orali e materiali audiovisivi per interrogare il significato culturale dei riti terapeutici in prospettiva transculturale. Si propone una riflessione critica sulle pratiche rituali e terapeutiche del Maghreb – dai riti di possessione al ricorso a figure spirituali o a narrazioni mitiche – intese come espressioni di mondi simbolici complessi e di forme alternative di sapere. In esse si giocano, spesso in forma drammatica, processi di ricollocazione identitaria e risposte alla sofferenza, non solo psicologica ma anche sociale, storica e politica.
Idee
Il modulo propone un’introduzione storica all’alchimia come fenomeno culturale complesso, collocato all’incrocio tra filosofia naturale, pratiche medico-chimiche e tradizioni religiose ed ermetiche.
Attraverso l’analisi delle principali tradizioni alchemiche e delle fonti manoscritte medievali e rinascimentali, il corso offre una panoramica della trasmissione del sapere alchemico e del suo ruolo nella storia della scienza europea, con particolare attenzione ai rapporti tra alchimia, medicina e simbolismo.
- Origini e trasmissione dell’alchimia
Tradizioni proto-alchemiche dell’Asia orientale e della sfera culturale cinese
L’alchimia nel mondo greco-egizio
Trasmissione e rielaborazione nel mondo arabo
La ricezione dell’alchimia nell’Europa medievale
L’alchimia nel Rinascimento e la nascita della chimica moderna - Alchimia, medicina e filosofia naturale
L’elisir e i rimedi alchemici
Rapporti tra medicina universitaria e pratiche alchemiche
Alchimia medica e tradizioni terapeutiche - Testi e manoscritti: la trasmissione del sapere alchemico
Linguaggio simbolico e terminologia tecnica
La tradizione manoscritta dell’alchimia medievale
La tradizione occitano-catalana: Joan de Rocatalhada (Rupescissa); Pseudo-Ramon Llull; Pseudo-Arnau de Vilanova - Linguaggio e pratica dell’Opus alchemico
Fondamenti teorici dell’Opus alchemico
Linguaggio simbolico e terminologia tecnica
Materiali, strumenti e pratiche del laboratorio alchemico - Ricezioni moderne dell’alchimia
La reinterpretazione dell’alchimia nella psicologia analitica di Carl Gustav Jung
Il simbolismo alchemico nella cultura contemporanea
La storiografia moderna sull’alchimia e il contributo della scuola italiana (Michela Pereira e Chiara Crisciani) nel contesto degli studi internazionali
Cosa significava praticare le discipline occulte nel Rinascimento? In che modo venivano caratterizzate e distinte, oppure ibridate e congiunte, astrologia, magia, alchimia e qabbalah?
Il corso ha l’obiettivo di presentare testi e personalità decisivi per lo sviluppo di questi saperi nell’Europa del Quattrocento e del Cinquecento. Con richiami a figure quali Marsilio Ficino, Cornelio Agrippa, Paracelso, Giovan Battista Della Porta, Giordano Bruno, saranno sottolineati gli specifici contributi delle discipline occulte ad aspetti strutturali della cultura rinascimentale.
Sarà indagato il loro apporto alla riflessione sulla realtà naturale e sui modi di esplorarla, da cui prendono corpo teorie della conoscenza e dell’azione pratica; saranno prese in esame le concezioni teologiche e le prospettive di interazione con le realtà divine che i saperi esoterici dischiudono; saranno considerate le implicazioni sociali e politiche che derivano dal riconoscimento di un sistema di vincoli e relazioni su scala cosmica. In tutti questi ambiti, gli esoterismi rinascimentali danno linfa a una riflessione sull’essere umano e sui suoi poteri, ricercando in forme di sapienza ritenute originarie indizi sul suo statuto ontologico e sulle strategie per sfruttarne pienamente le potenzialità.
Riferimenti ad alcuni dibattiti novecenteschi e più recenti sull’interpretazione del pensiero magico rinascimentale forniranno l’occasione per affrontare il problema cruciale del rapporto tra diffusione dei saperi occulti e nascita della cultura moderna.
Che cos’è la stregoneria? E che cosa accade quando un corpo si contorce, una voce cambia registro, o una comunità intera si mobilita per scacciare il demonio? Questo breve percorso si propone di attraversare, con sguardo storico e antropologico, il mondo delle pratiche magiche, delle possessioni e degli esorcismi, interrogando la loro natura fluida, le loro trasformazioni nel tempo, e il modo in cui si sono inscritti nei corpi, nei saperi e nelle culture fra Età moderna e mondo contemporaneo. La stregoneria non sarà letta solo come reato o “superstizione”, ma come dispositivo narrativo e pratico attraverso cui le società hanno interpretato il disordine, la malattia, la devianza e il sacro. Ugualmente, la possessione non sarà ridotta a un fenomeno “patologico”, ma osservata nei suoi contesti rituali e religiosi, nelle sue ambiguità e nei suoi doppi registri – terapeutici, simbolici, politici.
Nel corso degli incontri, ci muoveremo fra processi inquisitoriali, cronache di esorcismi, manuali di medicina popolare e resoconti di guarigione. Seguiremo storie di donne accusate di malefici, di corpi invasi da spiriti e di tentativi, laici e religiosi, di riportare l’ordine.
Struttura del corso
Primo incontro – Sguardi incrociati: stregoneria e possessione in prospettiva interculturale
Apriremo il corso con un’introduzione ai concetti chiave e uno sguardo comparato tra contesti differenti. Dal Sabba alle possessioni nel mondo afro-brasiliano, ci chiederemo come le culture costruiscono l’idea di “forze invisibili” che agiscono nel mondo.
Secondo incontro – Il confine sottile tra cura e incanto
In questo incontro esploreremo l’intreccio fra medicina e magia, tra rituali terapeutici e gesti di esorcismo. Che cosa distingue un guaritore da un mago? E come le autorità – mediche, religiose o politiche – hanno cercato di definire questi confini?
Terzo incontro – Modernità e sopravvivenze: la lunga vita dell’occulto
Guarderemo infine a come queste pratiche si trasformano con la nascita della medicina scientifica e laicizzata, ma anche a come continuano a riemergere, ai margini o al centro, in contesti contemporanei: dal tarantismo alle nuove forme di possessione, dalla psichiatria alle “guarigioni spirituali”.
Metodo di lavoro
L’approccio sarà storico-antropologico, con ampio uso seminariale di fonti originali (in particolare inquisitoriali), testimonianze, materiali visuali e riflessioni teoriche. L’obiettivo è aprire un dialogo tra storia e presente, tra saperi accademici e pratiche vive, lasciando spazio anche al confronto tra studenti e studentesse.
Per millenni i numeri non sono stati soltanto strumenti per contare, ma simboli dell’ordine dell’universo. Quasi tutte le antiche civiltà attribuirono loro un significato sacro: i Babilonesi fondarono la loro astronomia sul numero 60, gli Egizi li collegavano alla cosmologia, in Cina esprimevano l’equilibrio tra Yin e Yang e, per Pitagora, “tutto è numero”, perché il cosmo è governato da armonie matematiche.
Anche la Bibbia è ricca di simbolismo numerico. L’uno rappresenta Dio, il tre la perfezione e la Trinità, il sette la completezza, il dodici il popolo di Dio e il quaranta il tempo della prova. Tra gli esempi più celebri vi sono i 153 pesci della pesca miracolosa, interpretati come simbolo della salvezza universale, e il 666 dell’Apocalisse, probabilmente un riferimento cifrato all’imperatore Nerone, poi divenuto il numero dell’Anticristo.
Nel Medioevo il simbolismo dei numeri raggiunge il suo apice con Dante. La Divina Commedia è costruita sulla perfezione del numero tre, mentre il misterioso “cinquecento diece e cinque” (DXV) resta uno degli enigmi più affascinanti della letteratura italiana.
La Cabala ebraica utilizza il valore numerico delle lettere (gematria) per interpretare la Bibbia; nel Rinascimento Pico della Mirandola ne sviluppò una versione cristiana, convinto che i numeri rivelassero le verità della fede.
Con la rivoluzione scientifica il numero perde il suo valore mistico e diventa soprattutto uno strumento di misura. Tuttavia il simbolismo sopravvive nelle società iniziatiche, come la Massoneria, e nell’immaginario culturale, come dimostra la celebre filastrocca delle streghe nel Faust di Goethe.
Oggi, in un’epoca segnata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, il simbolismo numerico sembra riemergere sotto nuove forme: numerologia, Cabala, “angel numbers” e nuove spiritualità mostrano che il bisogno di attribuire un significato ai numeri non è mai scomparso. La storia dei numeri rivela così una costante della cultura umana: anche quando cessano di essere simboli religiosi, continuano a essere strumenti attraverso cui l’uomo cerca un ordine e un significato nascosti nella realtà.
Arti
Il corso mira a esplorare la dimensione spirituale nella letteratura. Verrà presentata la prima interpretazione simbolico-esoterica della letteratura, ossia Il Mistero dell’Amor Platonico del Medio Evo (1840) di Gabriele Rossetti, padre del più famoso poeta e artista preraffaelita Dante Gabriel Rossetti. Quest’opera, messa ai margini del dibattito accademico, diede vita alla cosiddetta scuola eterodossa di studi danteschi e della letteratura d’amore medievale, che annovera tra i suoi rappresentanti figure come Giovanni Pascoli e Luigi Valli. Tale corrente influenzò, in maniera diretta e indiretta, la cultura dei secoli XIX e XX, dalla letteratura all’arte, dagli studi letterari agli studi della storia delle religioni. Dopo aver presentato quest’amnesia nella storia delle idee, verrà posta una particolare attenziona a diversi autori della letteratura europea (in particolare la letteratura francese e inglese) e americana: Nerval, Baudelaire, Rimbaud, Péladan, Apollinaire, Edward Bulwer-Lytton, William Butler Yeats, James Joyce, T.S. Eliot, Ezra Pound, Fernando Pessoa, Rainer Maria Rilke, Umberto Eco. Pertanto, il corso mostrerà le relazioni tra letteratura e misticismo, religione, pensiero esoterico e spiritualità.
1. Introduzione ad Hilma af Klint, pioniera dell’astrattismo, le cui opere immersive e filosofiche furono ispirate da misticismo e spiritismo. Analizzeremo una serie di recenti mostre come casi studio.
2.Georgiana Houghton, Emma Kunz e Olga Fröbe-Kapteyn, tutte recentemente riscoperte, di cui affronteremo approcci e ricezione.
3. La produzione surrealista di Remedios Varo, Leonora Carrington e Dorothea Tanning, tre figure ugualmente riscoperte e promosse nell’ultimo decennio attraverso mostre internazionali (V. Caciolli).
4. Tecniche artistiche ed esoterismo nelle avanguardie storiche: il ruolo della fotografia.
5. Matematica, quarta dimensione e tarocchi: Corrado Cagli e Charles Olson.
6. Nuove forme di spiritualità negli anni Ottanta: il caso di Francesco Clemente (C. Castellani).
Una storia dai canti di Pitagora ai suoni di medicina astrale
Da Pitagora e dai primi autori cristiani alla medicina astrale rinascimentale, la musica cura l’anima, eleva lo spirito, ristabilisce gli squilibri del corpo. Si analizzeranno alcuni testi chiave del pensiero filosofico occidentale di stampo neoplatonico (Laurence Wuidar)
Lineamenti di storia della iatromusica tra Occidente e Oriente islamico
Attraverso riferimenti – tra l’altro – ad autori come Costantino Africano, Giaponto, Baglivi, Cardano, Kircher, Lichtental da un lato, e Ibn Hindu e i Fratelli della Purezza dall’altro, si delinea uno spazio-tempo popolato dal sacro nel quale è consentito l’accesso attraverso la musica come entità armonizzante e curativa. (Stefano A.E. Leoni).
Il cinema ha spesso esplorato il sacro come spazio di mistero, trascendenza e interrogazione sul senso della vita. Attraverso immagini, simboli e narrazioni, ha tradotto in forma visiva l’invisibile, modellando in modi inediti e spesso sorprendenti la riflessione e la pratica del film.
Contemporaneità
Questo modulo propone un percorso storico attraverso le principali correnti dell’esoterismo moderno e contemporaneo, considerate sia nelle loro linee interne di trasmissione, sia nel loro rapporto con le forme dominanti della religione e della scienza, fatto tanto di scambi e di appropriazioni quanto di conflitti e di marginalizzazione. In tre blocchi didattici si affronteranno: 1. Il Seicento e il Settecento, dai manifesti rosacrociani alla teosofia cristiana e alle società iniziatiche settecentesche; 2. L’Ottocento, con il mesmerismo, lo spiritismo e la nascita dell’occultismo e della Società Teosofica; 3. Il Novecento, dal perennialismo alla New Age, sino alla circolazione globale contemporanea di questi materiali.
Il corso si focalizzerà sui nuovi movimenti religiosi; il loro studio accademico; la questione delle “sette” e del “lavaggio del cervello”, con la presentazione di casi particolari.
Il corso si focalizzerà sui nuovi movimenti religiosi; il loro studio accademico; la questione delle “sette” e del “lavaggio del cervello”, con la presentazione di casi particolari.Lo studio dell’esoterismo, del misticismo e delle spiritualità alternative è spesso orientato verso il passato. Questi temi vengono generalmente analizzati attraverso un approccio storico, con particolare attenzione alle dottrine religiose, politiche e sociali. Tuttavia, tali fenomeni religiosi non appartengono solo al passato: continuano infatti a manifestarsi – e anzi conoscono oggi una fase di espansione – nelle società contemporanee, sia occidentali che non.
Per studiare questi fenomeni, la socio-antropologia offre una prospettiva innovativa, ponendo al centro le pratiche, la vita quotidiana, le emozioni, le esperienze, nonché le strutture organizzative e politiche. L’obiettivo non è separare la storia delle dottrine dalla quotidianità, ma connettere queste due dimensioni, cercando di comprendere come le dottrine esoteriche si traducano nella vita di tutti i giorni.
Questo corso affronterà i seguenti nuclei tematici:
Per una socio-antropologia dell’esoterismo: teorie e metodi
René Guénon, Tradizionalismo e l’influenza sull’islam contemporaneo
Idries Shah, il New Age e l’influenza sull’islam contemporaneo
Aleister Crowley e i telemiti d’oggi
Occultura: l’esoterismo nella cultura popolare contemporanea
Cos’è la magia? Com’è possibile definirla, capirla, spiegarla?
Il corso intende offrire una panoramica ampia sullo sviluppo della teoresi sulla magia nelle scienze sociali e storiche moderne, principalmente, quindi, a partire dall’Ottocento e fino ai dibattiti contemporanei. Particolare attenzione verrà dedicata ai concetti e ai modelli teorici sviluppati dalle tradizioni storico-religiose, sociologiche, antropologiche, e, più recentemente, dall’approccio multidisciplinare dei “religious studies”, con incursioni occasionali, tempo permettendo, in altri ambiti.
Il corso si articolerà in tre blocchi tematici da due ore ciascuno, che seguiranno una progressione paradigmatico-cronologica incentrata sugli autori, i concetti, e le opere più importanti:
- Gli albori e i primi sviluppi della teoresi moderna: le tradizioni francesi e britanniche (Tylor, Frazer, Durkheim, Weber, Mauss, Lévy-Bruhl, Malinowski, Evans-Pritchard).
- La grande sintesi del Novecento pieno: dal modernismo al post-modernismo (Eliade, Lévi-Strauss, Douglas, de Martino, Favret-Saada, Greenwood).
- La nuova età del dubbio: gli approcci critici contemporanei (Davies, Hanegraaff, Otto, Magliocco, Partridge, Pasi, Sahlins, Stausberg, Styers).
L’obbiettivo di questo modulo è quello di fornire un’introduzione alle principali modalità in cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si intrecciano a forme di religiosità tradizionali e nuove. Ciò verrà svolto secondo tre direttive principali. In primo luogo, verrà analizzata e discussa la tesi classica secondo cui al progresso scientifico e tecnologico corrisponderebbe un declino inesorabile della religiosità e della spiritualità. A ciò verrà contrapposta la tesi secondo cui in epoca contemporanea religione e spiritualità non sono scomparse ma si sono profondamente trasformate, dando origine a una forma di reincantamento. In secondo luogo verrà ricostruita la genealogia della spiritualità legata all’informatica e alle tecnologie digitali, mostrandone le radici nelle controculture psichedeliche degli anni ‘60. Infine, verrà esplorato il nesso tra immaginario apocalittico e intelligenza artificiale, con particolare attenzione per gli elementi spirituali tratti dalla gnosi antica e moderna, e su come questa tradizione sembri influenzare la corrente del transumanesimo (Marco Menon).
Un secondo percorso formativo si articola in tre approfondimenti tematici. Nel primo si affronta il tema dell’intelligenza artificiale (IA) e degli aspetti etici emergenti: dai principi che guidano l’ideazione e fruizione dell’IA predittiva e generativa fino al concetto di responsabilità e di deontologia applicato agli algoritmi. Ci chiederemo quali siano i possibili principi alla base delle entità artificiali e quali responsabilità etiche quando proiettiamo immaginari spirituali su entità artificiali. Nel secondo slot affronteremo il concetto di digital death e afterlives of data, mentre il terzo slot si incentrerà sul concetto di tecno-spiritualità, come si possano unire pertanto gli aspetti tecnologici con quelli spirituali e come ideare strumenti social e/o artificiali che possano sviluppare e/o approfondire aspetti spirituali, come, per esempio, agevolare pratiche di meditazione assistita da IA, ecc. Si appunterà l’attenzione in particolare sul concetto di responsabilità dei progettisti per la generazione di bias spirituali (es. modelli linguistici e visivi che favoriscono spiritualità occidentali) e di come l’IA possa essere essa stessa intesa essa come “oracolo” (si pensi ai casi di studio Google DeepMind) fino ad una riflessione sul culto del sé algoritmico. Infine, durante le conclusioni, oltre a un cenno ai documenti più recenti sul tema dell’IA e la spiritualità (come, per esempio, l’Enciclica Magnifica Humanitas) proveremo a riflettere sui principi etici alla base di una IA spiritualmente orientata, con l’obiettivo di proporre linee guida etiche per tecnologie computazionali “buone” legate a pratiche spirituali (Veronica Neri).
L’intelligenza artificiale spirituale è un campo emergente e interdisciplinare che si colloca alla confluenza tra intelligenza artificiale, studi religiosi, scienze cognitive, discipline umanistiche digitali ed etica. Si focalizza sulla dimensione interiore, la coscienza, il significato, la trascendenza e le pratiche culturali dell’essere umano. Lo scopo principale è esplorare, supportare o amplificare le pratiche spirituali, la riflessione introspettiva, la consapevolezza di sé e la preservazione del patrimonio culturale immateriale. L’intelligenza artificiale spirituale si interessa alla profondità della coscienza umana e alla sua connessione con il trascendente o con la tradizione.
Esperienze
Il ciclo di lezioni avrà a oggetto il rapporto tra l’interiorità/iniziaticità dell’esperienza religiosa, da una parte, e la condizione di relazionalità comunicativa e spaziale, intesa come presupposto di qualsiasi fenomeno antropologico, dall’altra. Qui di seguito, si fornisce una breve sintesi dei temi che saranno affrontati e dalla concisa illustrazione degli snodi problematici da cui scaturisce la proposta di trattarli. Considerare questo duplice aspetto dell’esperienza religiosa significa interrogarsi, innanzi tutto e in modo solo apparentemente paradossale, sul lato ‘oscuro’ dell’esoterismo: cioè, lo spazio sociale, il dominio dell’esteriorità. È questo il nucleo dell’intero ciclo di lezioni e il suo significato può riassumersi in una breve sequenza di quesiti.
Qual è l’esteriore rispetto al quale si costituiscono l’interiorità, l’iniziaticità, il celato, coestensivi all’esoterico? Ed è quell’esteriorità co-costitutiva dell’interiorità esoterica (assunta nella sua accezione sia sociale, sia psichica)?
D’altro canto, sondare dal vertice ottico dell’esperienza esoterica gli spazi esterni dell’agire umano dà forma a un simmetrico quesito riguardo l’origine, il motore (potrebbe dirsi) di ciò che si considera esteriore, non intimo, coincidente con gli aspetti ‘empirico/essoterici’ del cosmo antropologico. Può escludersi, in altri termini, che l’esperienza religiosa e i suoi tratti eso-terici, apparentemente disfunzionali e in molti casi persino sovversivi rispetto alla dimensione mondana, al lessico stabilizzato della ‘normalità sociale’, siano invece il segno del ruolo dinamico (una sorta di agency) svolto dal ‘religioso’ e dalla dimensione ‘pistica’ nel continuo rinnovarsi dei circuiti sociali, del mondo là fuori e dei corrispettivi schemi semantico-comunicativi?
Le precedenti domande, già con il loro proporsi, indicano come la batteria di dualismi ‘esoterico/essoterico’, ‘psichico/fattuale’, ‘esteriore/intimo’, ecc., siano solo i poli di un processo relazionale di manifestazione dell’umano. Un processo che è scandito dai momenti dell’universalità e della libertà, della norma e dell’autonomia, del visibile e dell’invisibile, dell’uguaglianza e della diversità, del sapere comune e dell’invenzione/scoperta personale, così come – metaforicamente – della luce e del buio, della vista e della cecità. Un processo, appunto, piuttosto che l’opporsi polare e ontologicamente irriducibile di due incommensurabili dimensioni della sfera antropologica. Le lezioni avranno a oggetto le questioni sopra tratteggiate e si svilupperanno a partire dall’analisi critica del noto testo di William James – Varieties of Religious Experience – per concludersi con un’investigazione delle contemporanee proiezioni giuridiche dei fenomeni esoterici colti nello specchio di una lettura di taglio antropologico dei diritti umani.
Modulo 1: Neurosviluppo e Psicologia dello sviluppo
Modulo 2: Patologia del neurosviluppo e dello sviluppo psichico
Modulo 3: Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del Sé
Nel 1991 il biologo Francisco Varela, il filosofo Evan Thompson e la psicologa Eleonor Rosch hanno riorientato il corso della filosofia della mente con la pubblicazione dello studio The Embodied Mind. Il saggio metteva in discussione l’approccio cognitivista, che, insistendo sull’analogia fra mente e computer, tendeva a trascurare il ruolo del corpo e dell’affettività nello sviluppo dell’attività cognitiva, e invitava invece a riconoscere l’interazione reciproca della mente incarnata con il suo ambiente circostante, o nicchia biologica. Per perseguire questo loro intento coinvolgevano anche la meditazione buddhista proveniente dalla tradizione madhyamaka. A partire da qui sono nati vari studi che hanno riflettuto sul ruolo della mindfulness sia dal punto di vista teoretico, per riflettere sul modo in cui il corpo influenza l’attività neurofisiologica, sia dal punto di vista pratico, per sviluppare protocolli psicoterapici per la riduzione dello stress.
Compito del modulo è comprendere gli aspetti fondamentali coinvolti nelle teorie della mente incarnata e ricostruire le tappe fondamentali che hanno portato alle più recenti teorie dell’affettività situata. In questo percorso si avrà occasione di riflettere sul modo in cui le pratiche meditative buddhiste hanno contribuito a modificare gli sviluppi della filosofia della mente e valorizzato il metodo fenomenologico. Una prima parte del modulo sarà dedicata al concetto di “mente incarnata [embodied mind]” e al modo in cui reinterpreta le teorie biologiche sul rapporto che intercorre fra l’organismo vivente e la sua nicchia evolutiva. La seconda parte si focalizzerà sul decisivo ruolo dell’affettività nella strutturazione del sé come identità narrativa e su diverse teorie della regolazione affettiva.
Ai diversi sistemi di “esercizi spirituali” della filosofia è generalmente sotteso un modello di ragionamento analogo a quello della medicina, articolato in quattro momenti fondamentali: 1) diagnosi e determinazione dei mali che affliggono gli umani, 2) ricerca delle loro cause (eziologia), 3) esercizi terapeutici per rimuovere i sintomi dei mali e le loro cause e 4) prognosi sulla miglior condizione raggiungibile dopo la corretta e costante pratica degli esercizi terapeutici.
In questo modulo vedremo se e come questo paradigma medico può essere utilizzato per analizzare alcune opere in cui, tra Medioevo e prima età moderna, il piano della mistica speculativa s’interseca con quelli della teologia e della filosofia. L’analisi filosofica di alcuni testi selezionati di Meister Eckhart, dell’Anonimo di Francoforte e di Jacob Böhme permetterà di riflettere su concetti chiave come – tra gli altri – abisso originario, abbandono, distacco, uomo interiore ed uomo esteriore, liberazione dalla “seità” e dall’“egoità”. L’obiettivo è offrire strumenti concettuali per comprendere la portata speculativa di queste prospettive sulla condizione umana e la loro possibile collocazione nell’orizzonte degli “esercizi spirituali” (P. Hadot) o delle “tecnologie del sé” (M. Foucault), evitando letture anacronistiche o generiche proiezioni spiritualistiche.
Il corso si articolerà in una parte teorica, dedicata ai fondamenti della mindfulness e delle pratiche contemplative e una parte pratica, con alcune meditazioni basate sulla mindfulness.
Introdurre lo studente al modello di benessere psicofisico derivante dalla tradizione spirituale-filosofica del Daoismo. A tale proposito, le lezioni si concentrano sullo studio di una disciplina energetica definita “alchimia interna” (Neidan 內丹) all’interno dei circoli Daoisti, la quale ha dato vita a molte pratiche mente-corpo oggi conosciute a livello popolare come Qigong 氣功. Il corso si struttura in tre moduli principali. Nel primo, vengono presentati i principi fondamentali dell’alchimia interna secondo la psicologia Daoista. Nel secondo, viene introdotto il paradigma teorico del benessere evidenziato dalla scienza occidentale. Nel terzo, i fondamenti dell’alchimia interna vengono riletti alla luce della psicologia occidentale, in modo da evidenziare in che modo l’integrazione mente-corpo-spirito ricercata in questa disciplina possa creare uno stato di benessere. Circa metà delle ore di ogni modulo viene dedicata ad un laboratorio esperienziale, nel quale i partecipanti hanno la possibilità di integrare nozioni teoriche con la propria esperienza incarnata.
Programma del corso (15 ore)
I Modulo. I principi fondamentali dell’alchimia interna: la psicologia Daoista
Le tre essenze Jing-Qi-Shen, Yin e Yang, Wu Wei (Non-Azione); Spontaneità e Armonia.
II Modulo. Il paradigma teorico del benessere nella psicologia occidentale
Il sé psicosomatico, PNEI, risposta allo stress, emozioni, interocezione, propriocezione.
III Modulo. Una rilettura dei principi Daoisti di benessere secondo la psicologia occidentale
Integrazione Mente-Corpo-Spirito
Laboratorio esperienziale: 2,5 ore per ogni modulo
Riferimenti bibliografici
Barsotti N., Lanaro D., Chiera M., Bottaccioli F. (2018). La PNEI e le discipline corporee. Edra Editore.
Feldman, S. Robert, Amoretti, Guido e Maria Rita Ciceri (2021). Psicologia Generale (solo capitoli selezionati). McGraw-Hill.
Lazzarelli, A. (2022). A Cultural Phenomenology of Qigong: Qi Experience and the Learning of a Somatic Mode of Attention. Anthr. Conscious 34, 97–129.
Altro materiale fornito dal docente.
L’interesse dello psicologo Carl Gustav Jung (1875-1961) per le questioni spirituali non solo occupò una parte considerevole dei suoi studi, ma ne costituì anche uno degli elementi portanti. In particolare, gli studi sul cristianesimo occuparono la posizione centrale nell’ultimo ventennio della sua vita intellettuale. L’attenzione per la fenomenologia della religione rappresentò anche il punto di contatto tra la sua opera e quella di molti altri psicologi, mitologi, teologi, antropologi, orientalisti e storici delle religioni che egli ebbe modo di incontrare nell’ambito dei Convegni di Eranos, tra il 1933 e il 1952, ad Ascona, nella Svizzera italiana. Sin dagli inizi, il lavoro di Eranos si orientò così attorno a immagini “arcaiche” e “atemporali”, indipendentemente dal fatto che fossero identificate o meno come “archetipi”. Olga Fröbe-Kapteyn (1881-1962), la pioneristica ideatrice dei celebri simposi tutt’oggi tenuti sul Lago Maggiore, riconobbe che la scoperta dell’inconscio collettivo diede sin dall’inizio un fondamento teorico per la ricerca portata avanti a Eranos e rappresentò “la base e lo sfondo per ogni [loro] futuro tentativo”. In conseguenza dell’aver individuato delle corrispondenze tra i motivi mitologici e religioni e gli archetipi della psiche, la collaborazione junghiana a Eranos inaugurò un fruttuoso dialogo interdisciplinare tra studiosi appartenenti a differenti ambiti di ricerca.
Il corso si propone di trattare i temi salienti degli scritti di Jung sulla religione, sull’esoterismo e sui fenomeni paranormali, in una carrellata tra le opere complete, i seminari e il Libro Rosso.
Verranno analizzate anche brevi vignette cliniche estrapolate dalla pratica psichiatrica e psicoanalitica.
1° incontro: la psicologia dell’esoterismo e dei fenomeni paranomali nella prospettiva junghiana;
2° incontro: Jung e le religioni occidentali;
3° incontro: Jung e le religioni orientali;
4 incontro: Il Liber Novus di Jung e l’immaginazione alchemica
Bibliografia essenziale
C. G. Jung, Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti (1902). In: Opere, Vol.1, Studi psichiatrici, Bollati Boringhieri, 1997.
C. G. Jung, l Libro Rosso – Liber Novus. Edizione studio (1913-1930), a cura di cura di Sonu Shamdasani, Bollati Boringhieri, 2012.
C. G. Jung, La psicologia del Kundalini-Yoga. Seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani e Luciano Perez, Bollati Boringhieri, 2004.
C. G. Jung, Psicologia e religione. In: Opere Volume 11 (1935-1955), Bolllati Boringhieri, 1992.
C. G. Jung, La sincronicità come principio dei nessi acausali(1953). In: Opere, Vol. 8, La dinamica dell’incoscio, Bollati Boringhieri, 1994.
C. G. Jung, Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo (1958). In: Opere, Vol. 10, Tomo 2, Civiltà in transizione: dopo la catastrofe, Bollati Boringhieri, 1984.
C. G. Jung, Aniela Jaffé, Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung (1965), Rizzoli, 1978.
Per definire il concetto freudiano di Perturbante, occorre partire dagli elementi generali del pensiero psicoanalitico: Inconscio, Difese, Rimozione, Principio di piacere, Principio di realtà. Il tema da affrontare successivamente è quello della perdita, intesa come lutto: elemento che non riguarda solo la morte, ma anche i naturali passaggi della vita.
L’esperienza della morte è certamente un contatto col Perturbante, fonte di angoscia da cui il soggetto si difende con la rimozione, il diniego, il senso di onnipotenza.
Si passa poi a descrivere i meccanismi del lutto e le diverse fasi della sua elaborazione. La collocazione dell’evento “morte” tra le fasi della vita risulta un atto maturativo capace di far uscire il soggetto dal diniego dell’umana finitezza e dal sentimento compensatorio dell’ onnipotenza.
Esemplificazioni cliniche e confronto sulle esperienze portate dai discenti arricchiscono la conoscenza e fungono da supporto formativo.
Bibliografia
Freud S. Al di là del principio di piacere. 1920
Freud S. Lutto e malinconia. 1915
Freud S. Considerazioni attuali sulla guerra e la morte. 1915
Freud S. Il Perturbante. 1919
Freud S. Considerazioni su due principi dell’accadere psichico. 1911
Freud S. Il disagio della civiltà. 1929
Bollas Ch. Solitudine essenziale – Lezioni su Winnicott. 2025
Semi A. A. La coscienza in psicoanalisi. 2003
Il modulo introduce i concetti di esoterismo, religione e spiritualità, chiarendone il significato e le relazioni storiche, per poi assumere il Buddhismo tibetano come esempio di una tradizione religiosa nella quale la dimensione esoterica si esprime attraverso pratiche contemplative finalizzate alla trasformazione della mente e all’indagine diretta della coscienza. Verranno illustrati il concetto di coscienza, il ruolo della meditazione, la distinzione tra Sutra e Tantra e alcune pratiche avanzate, tra cui Mahamudra, dissoluzione degli elementi e Chiara Luce, descritte anche nel Bardo Thödol.
Particolare attenzione sarà dedicata al dialogo sviluppatosi negli ultimi decenni tra questa tradizione contemplativa e la ricerca scientifica contemporanea, con particolare riferimento alle neuroscienze e, in prospettiva critica, ad alcune interpretazioni della meccanica quantistica, distinguendo sempre i risultati scientifici dalle loro implicazioni filosofiche.
Nella parte conclusiva saranno presentati alcuni risultati delle ricerche neurofenomenologiche condotte in collaborazione con l’Università Monastica Tibetana di Sera Jey (India), per mostrare come gli strumenti della ricerca scientifica possano contribuire allo studio degli stati di coscienza descritti da una delle più antiche tradizioni contemplative ed esoteriche.
Progetto finale
Il Master prevede un tirocinio formativo (o project work) della durata di 3 CFU, pari a 75 ore complessive. Si tratta di un’esperienza pratica finalizzata ad applicare le conoscenze acquisite durante il percorso didattico, favorendo un contatto diretto con le dinamiche professionali del settore.
Il tirocinio può svolgersi presso enti o aziende convenzionate, istituzioni di ricerca, enti culturali, realtà editoriali, contesti clinici oppure aziende specializzate nell’addestramento di modelli di intelligenza artificiale. Particolare attenzione è dedicata agli aspetti organizzativi, analitici e operativi, così come alle dimensioni psicologiche e terapeutiche delle esperienze religiose e spirituali.
La sede del tirocinio viene scelta autonomamente dalla/dal corsista, in funzione della propria situazione lavorativa e dei propri obiettivi professionali. Non sono previsti limiti geografici ed è possibile stipulare nuove convenzioni durante l’anno.
La distribuzione delle ore è flessibile nell’arco dei 12 mesi del Master, compatibilmente con la frequenza alle lezioni (di norma concentrate in un giorno a settimana).
- Chi già lavora può svolgere il tirocinio presso la propria sede lavorativa.
- Chi non lavora può organizzare l’attività in modo più intensivo, preferibilmente tra giugno e ottobre, dopo la conclusione delle lezioni frontali.
Il tirocinio si conclude con una relazione finale da discutere durante la prova conclusiva del Master. La redazione della relazione rientra nelle ore della prova finale e non è conteggiata tra le ore del tirocinio. Ai fini del riconoscimento sono valide esclusivamente le ore registrate nel foglio presenze.
In casi particolari, il Consiglio del Master può autorizzare la sostituzione del tirocinio con un’attività di ricerca di pari impegno, qualora la/il corsista sia impossibilitata/o a svolgere attività pratiche presso enti o aziende.
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La prova finale del Master, che vale 3 CFU, consiste nella redazione e discussione di un elaborato scritto su un argomento pertinente alle tematiche affrontate durante il corso, eventualmente collegato al tirocinio.
L’elaborato, presentato sotto forma di tesi e valutato da una commissione composta da docenti del Master, dovrà dimostrare la capacità di rielaborare in modo autonomo i contenuti affrontati a lezione, adottando un approccio interdisciplinare aggiornato rispetto allo stato dell’arte. Potrà includere sezioni specifiche, appendici o allegati anche in documenti separati.
L’obiettivo è verificare la capacità di analizzare in modo critico e consapevole le principali questioni teoriche, metodologiche e operative emerse durante il percorso formativo, applicandole all’esperienza didattica o professionale della/del corsista.
Per accedere alla prova finale è necessario:
- aver saldato tutte le tasse di iscrizione;
- aver frequentato almeno il 70% delle lezioni frontali (210 ore);
- aver completato il tirocinio (75 ore), come attestato dal registro presenze o dalla dichiarazione del tutor accademico.
Tutti i requisiti devono essere completati entro la data di fine Master (31 ottobre). Eventuali richieste di proroga vanno presentate al Consiglio del Master.
Le date di discussione della prova finale sono comunicate con ampio preavviso e prevedono generalmente:
- un pre-appello a metà luglio;
- un appello ordinario a fine ottobre
- un appello staordinario nella primavera successiva.
Almeno 10 giorni prima della discussione finale occorre compilare il modulo di iscrizione all’esame e inoltrare al Direttore del Master:
- il facsimile dell’elaborato con frontespizio firmato dai tutori;
- il registro di tirocinio firmato dalla/dal corsista e dal tutore esterno;
- la valutazione del tutore esterno;
- la valutazione del tutore interno (se non presente in commissione).
L’elaborato finale andrà inviato al docente tutore nei tempi e modi concordati singolarmente e – sette giorni prima della discussione – anche al Direttore del Master. Inoltre, il testo può essere caricato nel portale digitale ETD dell’Università di Pisa, con opzione di pubblicazione o riservatezza.
Per garantire l’originalità, l’elaborato finale dovrà inoltre essere caricato nel sistema antiplagio Turnitin dell’Ateneo, utilizzando le credenziali fornite.
Side Lectures
Lezioni-conferenze di ospiti italiani e stranieri
titolo da definire
